Chi dovrebbe guidare una crisi quando l’ambiente informativo è la superficie d’attacco?

Negli ultimi anni un cambiamento è diventato inequivocabile: l’ambiente informativo è oggi la principale superficie d’attacco, e in nessun ambito lo è più che nelle controversie.
Il quadro generale dei rischi lo conferma. Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum colloca la cattiva informazione e la disinformazione al secondo posto tra i rischi globali più gravi dei prossimi due anni. Il 2026 Edelman Trust Barometer, basato su quasi 34.000 intervistati in 28 paesi, ha rilevato che il 65 per cento teme che attori stranieri immettano falsità nei media del proprio paese.
La maggior parte delle controversie si chiude con un accordo, non con una sentenza
Sono sempre più numerose le controversie in cui il calcolo non riguarda il merito giuridico della causa. Portare una questione fino alla sentenza è lungo, costoso e incerto, e pochissimi casi ci arrivano. Negli Stati Uniti, una ricerca pubblicata su Judicature ha rilevato che solo l’1 per cento circa delle cause civili depositate presso i tribunali federali viene definito con un processo.
Quando quasi tutto si chiude con un accordo, il vero calcolo diventa se la controparte accetterà di transigere lungo il percorso a causa del danno reputazionale che il procedimento minaccia, o che ha già provocato.
Come si esercita la pressione reputazionale
Di conseguenza, le tattiche sono cambiate. Le accuse sollevate nel corso di una controversia vengono amplificate deliberatamente, non solo attraverso i media tradizionali ma in tutto il panorama mediatico, più ampio e più democratizzato. Le comunità vengono mobilitate sulle piattaforme social. Altre parti dell’ambiente informativo vengono utilizzate per accrescere la pressione sulla controparte, nella speranza di un accordo prima che la causa giunga a conclusione.
Ciò è importante perché significa che la reputazione può ora essere attaccata attivamente. In passato un problema reputazionale nasceva di solito da una decisione sbagliata, da un passo falso, da un errore di valutazione o da un’eredità del passato. Oggi quasi chiunque goda di una certa notorietà può diventare un bersaglio. Ciò vale anche per le famiglie che preferiscono restare lontane dai riflettori ma la cui proprietà di società può essere ricostruita. Un evento apparentemente secondario in una di queste società può essere trasformato in un grave evento reputazionale e, una volta online, i sistemi di intelligenza artificiale possono ripeterlo a chiunque lo chieda.
I limiti di una risposta in primo luogo legale
Quando arriva una controversia o una crisi, la prima chiamata istintiva è a un avvocato. Gli avvocati e gli studi legali sono una parte essenziale della risposta, e vi sono attività riservate che solo uno studio legale può svolgere.
Ma gli avvocati sono, giustamente, fortemente regolamentati, e la gamma di soluzioni a loro disposizione è ristretta rispetto all’ampiezza e alla profondità dell’ambiente informativo. Quando una questione viene affidata in primo luogo a uno studio legale, tende a essere definita immediatamente in termini giuridici: lettere, procedimenti e diritti.
Nella pratica servono di solito altre due strategie. La prima consiste nel costruire sostanza attorno alla posizione reale, affinché sia credibile, documentata e presente in ogni tipo di media che il pubblico e i sistemi di intelligenza artificiale oggi leggono. La seconda è un insieme di soluzioni che uniscono intelligenza ed esperienza umane ad attività ben al di là di ciò che uno studio legale può offrire.
La leadership nella crisi
Gli studi legali e gli avvocati restano una componente importante del dispositivo. Ma le metodologie tradizionali stanno diventando obsolete.
Dove l’ambiente informativo è il campo di battaglia, esistono spesso modi migliori per risolvere una situazione all’interno di quell’ambiente prima che venga definita dal contenzioso. Per questo i clienti dovrebbero coinvolgere un consulente reputazionale fin dall’inizio, accanto ai propri avvocati o persino prima di loro, in modo che la risposta sia costruita sull’intero ambiente anziché sulla sola dimensione legale.
È questa la logica alla base del servizio Pre-Legal Counsel dello studio, che opera al fianco degli avvocati dei clienti, e del suo lavoro nella comunicazione in ambito contenzioso e nella gestione delle crisi per clienti privati. Questo è il quarto articolo di una serie in cinque parti.


