Gli otto temi del cambiamento globale

Il ruolo potenziale della filantropia in un’epoca di disordine
Un rapporto di Deutsche Bank intitolato ‘The Age of Disorder’ prevede che il 2020 abbia segnato la fine della seconda era della globalizzazione, con nuove e importanti sfide per il mondo negli anni che portano al 2030.
«La nostra concezione del progresso economico deve andare oltre la prosperità individuale e materiale, includendo indicatori di benessere sociale, coesione ed emancipazione, nonché i limiti ambientali dell’attività umana», afferma Michael Jacobs, collaboratore del rapporto e fellow presso lo Sheffield Political Economy Research Institute.
Si tratta di un commento pertinente per gli UHNWI e i family office, alcuni dei quali partecipano ad azioni coordinate di sensibilizzazione a favore di un cambiamento positivo, consapevoli dei significativi obblighi sociali che comporta il possesso di un patrimonio.
In questo articolo riassumiamo brevemente che cosa potrebbero significare due di queste tendenze per il panorama filantropico mondiale.

Gli otto temi del cambiamento globale
Il rapporto di Deutsche Bank prevede che almeno otto grandi temi segneranno gli anni a venire:
1. Il deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina e l’inversione di una globalizzazione senza freni.
2. Un decennio decisivo per l’Europa, in cui tirare avanti alla meno peggio sarà meno probabile dopo lo shock economico del Covid-19.
3. Un debito ancora più elevato e politiche ispirate alla Teoria monetaria moderna («helicopter money») che diventano la norma.
4. Un’inflazione o una deflazione che non si riassesteranno con la stessa facilità degli ultimi decenni.
5. Un aggravamento delle disuguaglianze prima che si verifichino una reazione e un’inversione di tendenza.
6. L’ampliamento anche del divario tra generazioni, finché i Millennial (cioè le persone tra i 24 e i 39 anni) e altri elettori più giovani non saranno abbastanza numerosi da vincere le elezioni e, a loro volta, invertire decenni di politiche.
7. In relazione a quanto sopra, il dibattito sul clima si intensificherà, con un numero crescente di elettori sensibili al tema, creando così disordine nell’attuale ordine mondiale.
8. Il proseguimento della rivoluzione tecnologica già in corso, con valutazioni azionarie «sbalorditive» che riflettono l’attesa di un profondo sconvolgimento dello status quo.
L’aggravamento delle disuguaglianze prima di una reazione
Non c’è dubbio che la pandemia di COVID abbia aggravato e accelerato le disuguaglianze globali e abbia portato a una revisione delle aspettative: chi può darà di più a chi è nel bisogno. Eppure alcuni rapporti indicano che le donazioni dell’1% più ricco del mondo sono diminuite nel mondo successivo alla pandemia, anche se il loro patrimonio è aumentato.
Date le tendenze individuate nel rapporto di Deutsche Bank, è molto improbabile che l’economia globale torni al tipo di crescita necessario per recuperare il valore economico perso negli anni della pandemia. E anche se ciò accadesse, le disuguaglianze tra paesi ne ridurrebbero l’impatto nelle comunità che ne hanno più bisogno.
Colmare questo divario è un’impresa considerevole, ma senza dubbio la filantropia e i filantropi potrebbero svolgere un ruolo.
Il valore globale della filantropia in termini di «denaro e tempo» è di circa 2.300 miliardi di dollari statunitensi secondo Citi, pari a quasi il 3% del PIL. In realtà, però, l’effetto moltiplicatore economico di questa spesa potrebbe rappresentare fino al 10% del PIL mondiale.
Si tratta di un dato significativo che non va trascurato.
E se si accetta la premessa che i filantropi potrebbero svolgere un certo ruolo nell’invertire la crescita delle disuguaglianze, si possono anche osservare alcune tendenze positive che stanno emergendo all’interno dello stesso mondo filantropico.
Le donne erediteranno il 70% della ricchezza trasferita tra generazioni
Entro il 2035 le donne erediteranno il 70% della ricchezza trasferita tra generazioni. Le donne sono più propense degli uomini a sostenere l’uguaglianza e a finanziare generosamente e senza vincoli progetti filantropici in molteplici settori. Dato che molti progetti filantropici affrontano i problemi sanitari, di genere e sociali alla base di molte disuguaglianze, l’impatto potrebbe essere notevole.
E il compito di colmare il divario delle disuguaglianze non deve essere lasciato interamente all’1% più ricco. Entro il 2030, 2,4 miliardi di persone entreranno nella classe media mondiale e la spesa globale raddoppierà fino a quasi 64.000 miliardi di dollari. Se anche solo lo 0,5% di questa cifra fosse destinato alla filantropia, potrebbe significare 319 miliardi di dollari in più all’anno per progetti filantropici contro le disuguaglianze.
Se si accetta l’idea che le attività filantropiche possano svolgere un ruolo significativo nel ridurre le disuguaglianze, allora anche le imprese possono svolgere un ruolo molto più ampio. Citi riferisce che il 67% delle risorse «filantropiche» donate proviene da privati, mentre il 28% proviene da fondazioni. Solo il 5% proviene dalle imprese.
Naturalmente molte imprese fanno transitare le proprie donazioni attraverso le proprie fondazioni benefiche e, naturalmente (ancora una volta), molti singoli filantropi prima accumulano e poi prelevano dalle proprie aziende la ricchezza che donano. Ma istintivamente il 5% sembra ancora una cifra bassa, il che lascia spazio a un aumento significativo.
Elettori più giovani che invertono decenni di politiche
Il rapporto di Deutsche Bank individua sei epoche economiche dal 1860, la più recente delle quali è la «seconda era della globalizzazione», tra il 1980 e il 2020. Una dopo l’altra, esse hanno costituito la base di un notevole miglioramento della vita umana, sebbene non senza molte disuguaglianze che si sarebbe tentati di definire «di breve periodo» se non fossero così diffuse e persistenti anche nel mondo moderno.
La tentazione è quindi di osservare l’arco di un secolo e di presumere che la relativa stabilità dello status quo che ha caratterizzato vaste aree del mondo, e certamente il mondo occidentale, dal 1945 sia un fatto positivo. Ma questa visione è tutt’altro che fondata quando le politiche dello status quo fanno sì che i baby boomer siano oggi dieci volte più ricchi dei Millennial.
C’è quindi senz’altro una logica ineluttabile nella previsione di Deutsche Bank secondo cui, man mano che i Millennial e la generazione più giovane che li segue diventeranno un elettorato più numeroso dei baby boomer, inizieranno a votare contro le politiche dello status quo, a favore di politiche di redistribuzione della ricchezza e di intervento dello Stato sulle disuguaglianze.

Una revisione globale delle aspettative
Che cosa ciò significhi oggi per i filantropi esula dall’ambito di questo articolo. La creazione di ricchezza potrebbe perdere stima agli occhi degli elettori. L’idea che spetti allo Stato, e non a persone e istituzioni altruiste, tassare e poi destinare la ricchezza dove è più necessaria probabilmente si radicherà ulteriormente.
Ciò che è certo è quanto diventerà importante per persone e istituzioni giustificare la propria creazione di ricchezza impegnandosi a fondo in progetti filantropici e a impatto sociale e «dimostrando» i benefici che apportano alla società e al mondo. Perché una revisione delle aspettative a livello globale probabilmente non farà che crescere e accelerare.


