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Un family office deve avere una reputazione distinta da quella della famiglia?


A luminous gold constellation representing a family, joined by fine gold threads to a smaller ordered lattice representing its family office

Ogni family office prima o poi si trova di fronte a una domanda che raramente pone ad alta voce. Quando il mondo esterno guarda al family office, deve vedere un’istituzione con un nome, un prestigio e una reputazione propri, oppure la famiglia che sta dietro di esso?

Per molti anni la questione quasi non si poneva. Il family office era un retrobottega. Pagava le fatture, gestiva il portafoglio e teneva il committente lontano dai giornali. Oggi i family office guidano investimenti diretti, siedono nel capitale delle società accanto ai fondi di venture capital, occupano seggi nei consigli di amministrazione, reclutano professionisti di alto livello provenienti dalle banche e dal private equity e compaiono nelle comunicazioni alle autorità, negli annunci di operazioni e nella stampa di settore. Sono visibili, che lo vogliano o no, e il modo in cui vengono percepiti è diventato una scelta strategica. La gestione della reputazione del family office comincia dal decidere da quale parte orientarsi.

Le ragioni per una reputazione propria

Il primo argomento a favore della separazione è la discrezione. Un family office conosciuto con il proprio nome, con una propria dirigenza e un proprio curriculum, può concludere operazioni, investire e assumere senza che il cognome della famiglia compaia in ogni annuncio. Per le famiglie che tengono alla riservatezza, questa protezione è attraente. Le controparti trattano con il family office; la famiglia resta sullo sfondo.

Il secondo è la credibilità professionale. Un family office che recluta professionisti degli investimenti esperti e si gestisce secondo standard istituzionali può voler essere giudicato su questa base. Fondatori, gestori di fondi e coinvestitori spesso rispondono meglio a un veicolo di investimento disciplinato con un mandato chiaro che a ciò che percepiscono come gli interessi privati di una famiglia facoltosa.

Il terzo è la compartimentazione. Quando una società in portafoglio fallisce, affronta un contenzioso o attira critiche, un family office con una propria identità può, almeno in linea di principio, assorbire l’impatto sulla reputazione senza che questo si trasferisca direttamente alla famiglia. La stessa logica vale al contrario. Una disputa familiare o una controversia personale non devono necessariamente mettere in discussione il giudizio di investimento del family office.

Il quarto è la continuità. Le famiglie cambiano. I committenti si fanno da parte, le generazioni subentrano e i rami si dividono. Un family office con un proprio prestigio consolidato può portare relazioni e credibilità attraverso queste transizioni, anziché veder azzerata la propria reputazione ogni volta che la famiglia cambia forma.

Le ragioni per avvalersi del prestigio della famiglia

L’argomento opposto è altrettanto forte e, per alcune famiglie, ancora più forte. Una famiglia dotata di autentico prestigio possiede qualcosa che nessun veicolo di investimento di nuova costituzione può fabbricare: una fiducia costruita nel corso di decenni, talvolta di generazioni. Il suo nome apre porte, segnala capitale paziente e rassicura le controparti sul fatto che il denaro dietro un’operazione sia serio e stabile.

Questo prestigio ha un valore commerciale. I fondatori spesso preferiscono il capitale di una famiglia rispettata a quello di un fondo anonimo, perché ritengono che porti con sé reti di relazioni, reputazione e un impegno di lungo periodo. Governi, istituzioni e partner filantropici possono collaborare più volentieri con una famiglia di cui comprendono i valori e la storia che con un family office dalla proprietà opaca.

L’opacità comporta rischi propri. Un family office che nasconde la propria proprietà può attirare proprio l’attenzione che sperava di evitare. Banche, autorità di vigilanza e giornalisti sono addestrati a chiedersi chi stia dietro un’entità, e l’assenza di risposte tende a essere letta come il segno di qualcosa da nascondere. Una famiglia visibile, credibile e a proprio agio nell’essere associata ai propri investimenti può scoprire che, nel lungo periodo, la trasparenza è l’opzione più discreta.

Il legame esiste, che lo si scelga o no

Qualunque sia la direzione verso cui una famiglia si orienta, una realtà limita la scelta. La reputazione di una famiglia si estende al suo family office, alle società in portafoglio e ai suoi investimenti, che la famiglia lo voglia o no. Registri delle imprese, dichiarazioni sulla titolarità effettiva, atti giudiziari e banche dati delle operazioni collegano le entità alle persone che vi stanno dietro. Giornalisti e investigatori seguono questi collegamenti come prassi abituale, e i sistemi di intelligenza artificiale ormai li tracciano automaticamente, spesso senza il contesto che li spiegherebbe.

In pratica, quindi, la separazione è una questione di grado più che un muro. Una partecipazione di minoranza in una società che fallisce pubblicamente può comunque raggiungere la famiglia nel giro di un paragrafo di un articolo. Una disputa tra rami di una famiglia può comunque mettere in apprensione le controparti del family office. La domanda utile non è se le due reputazioni siano collegate, perché lo sono, ma con quanta consapevolezza quel collegamento venga progettato e gestito.

Riservatezza non significa oscurità

Le famiglie che scelgono la separazione talvolta la confondono con il silenzio. Le due cose sono diverse. Un family office può restare riservato, non rilasciare interviste e non pubblicare nulla sui propri rendimenti, e allo stesso tempo assicurarsi che le poche informazioni esistenti su di esso, e sul suo rapporto con la famiglia, siano accurate, coerenti e adeguatamente contestualizzate. La riservatezza è una decisione su quanto dire. L’oscurità è l’assenza di qualsiasi decisione, e lascia il campo ad altri.

Compiere la scelta in modo consapevole

La risposta giusta dipende dalla famiglia. Una famiglia con un prestigio radicato e una solida storia pubblica può guadagnare molto più di quanto rischi prestando il proprio nome al family office. Una famiglia che pone la riservatezza sopra ogni cosa, o il cui family office investe in settori poco in sintonia con il suo profilo pubblico, può preferire un’identità più distinta. Molte si collocano a metà strada, con un family office dotato di una propria credibilità professionale ma apertamente, e serenamente, legato alla famiglia che lo possiede.

Qualunque sia la scelta, valgono le stesse discipline. Si comincia con un’analisi di come la famiglia e il family office vengono attualmente percepiti, comprese le risposte che le principali piattaforme di intelligenza artificiale forniscono su ciascuno e i collegamenti che tracciano tra loro. Serve una governance, con regole chiare su chi parla a nome del family office, su come le società in portafoglio vi fanno riferimento e su quando la famiglia deve essere consultata. Serve una preparazione ai momenti che mettono alla prova l’assetto, come un investimento fallito, una disputa familiare o un cambio al vertice, spesso in parallelo con la più ampia pianificazione della famiglia in materia di crisi per clienti privati. E serve continuità, perché la reputazione si mantiene, non si sistema una volta per tutte.

Una questione di custodia

I family office esistono per preservare e trasmettere ciò che una famiglia ha costruito nel corso delle generazioni. Il capitale è la parte più visibile di questa eredità, ma anche il prestigio ne fa parte. Che sia sostenuto dalla famiglia, dal family office o da entrambi insieme, esso determina quali operazioni vengono proposte, quali partner accetteranno di coinvestire, come banche e autorità di vigilanza affrontano il rapporto e come viene accolta la generazione successiva quando si fa avanti. Le famiglie che lo gestiscono meglio non sono quelle che scelgono una sola risposta, ma quelle che compiono la scelta in modo consapevole e la riesaminano man mano che la famiglia e il family office evolvono. Le famiglie che desiderano capire come tutto ciò si applichi alla propria situazione possono trovare maggiori informazioni nelle nostre pagine dedicate alla gestione della reputazione UHNW e ai family office.

Michael Macfarlane

L’autore

Michael Macfarlane
Partner principale, Michael Macfarlane Associates

Michael Macfarlane è Partner principale di Michael Macfarlane Associates, che assiste titolari UHNW, family office e famiglie imprenditoriali nella gestione della reputazione, nelle relazioni pubbliche e nella consulenza sulle crisi. Conduce Wealth Office, una serie di conversazioni con famiglie e investitori di primo piano, ed è membro del Forbes Business Council e del Fast Company Executive Board.

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