La filantropia in un clima ostile alla ricchezza

La necessità di una visione e di uno scopo autentici
In un clima ostile alla ricchezza è fondamentale impegnarsi in una filantropia orientata ai risultati e con un impatto misurabile.
Il sentimento ostile alla ricchezza è in crescita. Un sondaggio del 2021 commissionato dall’Institute for Economic Affairs ha rilevato che, su quasi 2.000 britannici intervistati di età compresa tra 16 e 34 anni, quasi l’80% attribuisce al capitalismo la responsabilità della crisi abitativa e il 67% desidera “un sistema economico socialista”. Associano il termine capitalismo a parole come “sfruttatore”, “i ricchi” e “ingiusto”.
Le parole della filosofa politica olandese Ingrid Robeyns, autrice di Limitarianism: The Case Against Extreme Wealth, stanno diventando popolari. Robeyns sostiene che redditi e patrimoni personali di valore superiore a 10 milioni di euro dovrebbero essere considerati dai governi e dalla società “troppo”.

In un clima ostile alla ricchezza gli UHNWI affrontano una maggiore velocità del rischio.
Le testate dei media tradizionali, in particolare, si aspettano dai detentori di patrimoni standard più elevati in ogni aspetto della loro vita. Le stesse testate sono inoltre molto inclini a pubblicare notizie negative sui detentori di patrimoni.
Il più delle volte queste notizie si manifestano con una velocità del rischio che coglie spesso impreparati gli UHNWI e i single family office. Ciò non vale soltanto nelle situazioni di crisi, ma anche nella vita quotidiana.
In questo clima, in cui le azioni delle famiglie UHNWI e dei single family office sono sottoposte a un controllo sempre più attento, la gestione proattiva della reputazione come esercizio di gestione del rischio diventa cruciale.
Le famiglie e i single family office che non praticano una gestione proattiva della reputazione spesso non si rendono conto del beta di rischio non gestito che lasciano insinuarsi nei loro progetti privati, commerciali e filantropici. Le notizie non gestite possono degenerare rapidamente quando non è in atto alcuna strategia proattiva di gestione della reputazione.
Nei casi estremi, una sola notizia può arrivare a definire un’intera eredità o reputazione e può ostacolare la capacità di una famiglia o di un single family office di gestire i propri affari e interessi a livello globale senza attriti.
Alla luce di tutto ciò… quale ruolo ha la filantropia?
Il semplice possesso di un patrimonio non è di per sé una virtù, soprattutto nel mondo occidentale. Alla ricchezza si accompagna un’aspettativa sociale di responsabilità sociale, che comprende anche la spiegazione dello scopo che la anima. Tale scopo, però, non può essere presentato in un modo che sappia di “ripulitura della reputazione”. La filantropia deve piuttosto esprimere un desiderio autentico di promuovere un cambiamento positivo.
La filantropia non dovrebbe consistere nel donare denaro. Donare denaro è percepito come qualcosa che si può fare fin troppo facilmente quando si dispone di un certo livello di ricchezza. La filantropia deve essere autentica, deve avere uno scopo, e i detentori di patrimoni devono convogliare capitale sia finanziario sia intellettuale in progetti in cui le loro risorse e competenze possano essere impiegate direttamente.
È un aspetto profondamente compreso dall’attuale coorte di detentori di patrimoni di seconda e terza generazione. I Millennial e la Generazione Z facoltosi hanno un approccio alla filantropia più pratico e diretto rispetto alle generazioni precedenti, secondo un recente articolo di FT Wealth Management.
Frank Aalderinks di ABN Amro MeesPierson ha dichiarato alla testata che “mentre le generazioni più anziane, Boomer e Generazione X, contribuiscono in genere esclusivamente tramite donazioni finanziarie, le generazioni più giovani sono spinte a mettere a disposizione il proprio tempo, le proprie conoscenze e la propria rete oltre alle donazioni finanziarie”.
Aalderinks aggiunge che i Millennial e la Generazione Z facoltosi desiderano impegnarsi in attività filantropiche “in modo imprenditoriale e orientato ai risultati, con un impatto misurabile”.
Considerato questo desiderio della prossima generazione di detentori di patrimoni di praticare la filantropia in modo più significativo, è importante che le famiglie UHNWI e i single family office predispongano un percorso sostenibile che lo renda possibile. Nel panorama mediatico e digitale globale, la “reputazione” è un vettore chiave per riuscire a realizzare i propri obiettivi. Una missione filantropica deve essere integrata nella reputazione mediatica e online, perché ne sostiene l’efficacia e consente in ultima analisi un impatto maggiore.
Attraverso le nostre strategie basate sulla diversificazione degli attributi del profilo, Michael Macfarlane Associates vanta un’ampia esperienza nella realizzazione di soluzioni creative e sostenibili per integrare iniziative e risultati filantropici nella reputazione di un principal UHNWI, di una famiglia o di un single family office.
Continuiamo a sostenere risultati che costruiscono un “circolo virtuoso” per i nostri clienti, in cui l’integrazione autentica di una causa o di una missione filantropica nella reputazione suscita sostegno e non cinismo, e consente in ultima analisi una filantropia più efficace.


